5- Lo Spazio Colore

Cenni storici

Come detto in precedenza gli spazi colore sono una perfezionamento, una mappatura di un metodo colore e sono rappresentati secondo regole specifiche coerenti con la destinazione di utilizzo.

Lo spazio colore CIE 1931 è uno dei primi spazi colori definito matematicamente dalla Commissione internazionale sull’illuminazione (CIE) nel 1931 e può essere considerato come una generalizzazione matematica della percezione del colore della visione umana, una vera e propria mappa di tutti i colori visibili dal nostro occhio disposti geometricamente in un grafico secondo la lunghezza d’onda della luce che occupano – ovvero il colore- e la luminosità. In questo modo noi sappiamo che ogni colore è collocabile con delle coordinate “matematiche” e dunque oggettive.

Questa rappresentazione è valida per qualsiasi strumento digitale/analogico/biologico che ha a che fare col colore. Si tratta di uno strumento che ha come scopo quello di trasformare il colore in coordinate numeriche che sono uguali per tutti.
Esso rappresenta tutti i colori visibili dall’occhio umano.

Quando però si deve rappresentare tale Spazio su un dispositivo dobbiamo trovare un compromesso tra tutti quelli percepiti dall’occhio umano e la quantità di colori rappresentabili dallo stesso dispositivo. Per fare ciò si sceglie un sottoinsieme della mappa cromatica, un profilo colore più o meno grande che racchiude più o meno colori e la cui percezione varia a seconda della grandezza del Gamut del supporto che andremo ad utilizzare.

Il Gamut è l’insieme dei colori che un dispositivo o una periferica è in grado di produrre, riprodurre o catturare ed è un sottoinsieme dei colori visibili.

Sulla base di questo spazio colore che rappresenta tutti i colori percepiti dall’occhio umano sono stati descritti quelli che oggi sono gli spazi colore che differiscono i supporti sui quali elaboriamo, quelli sui quali visualizziamo e quelli sui quali stampiamo le nostre immagini.

Conoscere le differenze di questi Spazi colore è fondamentale per poter ottimizzare il flusso di lavoro e gli stessi file sui quali lavoriamo, assegnandogli le coordinate adatte ad ottenere un file congruo con l’utilizzo dello stesso, ma anche a ottimizzarne definizione e dimensione senza incorrere in un degradamento dei colori.

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